Goovi sceglie Proxima Salute: il 2020 si apre all’insegna del benessere naturale

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A partire dal primo gennaio Proxima Salute distribuisce il Brand GOOVI nel canale Farmacia: questa scelta è motivo di orgoglio e soddisfazione per tutto il team Proxima Salute che ha dimostrato ancora una volta professionalità, competenza, affidabilità, capacità capillare sul territorio.

Una linea di prodotti – cosmetici e integratori alimentari – fortemente incentrati sulla naturalità, sicurezza e innovazione: proprio i prodotti che piacciono a Proxima Salute!

A ulteriore dimostrazione della sua forza, Proxima Salute viene scelta da Brand importanti e di elevato valore scientifico, sui quali è fondamentale investire risorse ed energie.

La fiducia dei nostri partner si riflette nella volontà di Proxima Salute di migliorare in ogni campo e potenziare ogni servizio: dalla distribuzione alle attività di marketing, dalla rete vendite alla consulenza farmaceutica.

Il nuovo anno, per Proxima Salute, inizia quindi con una conferma del proprio valore e con un augurio di poter crescere ancora di più insieme ai propri Brand.


Qual è il rapporto tra cliente e farmacia?

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Qual è il rapporto tra cliente e farmacia?

TradeLab, azienda di analisi e consulenza di Milano, ha contattato più di 6.000 persone per analizzare il loro rapporto nei confronti della farmacia. Dall’indagine si riesce a delineare un quadro preciso delle dinamiche tra cliente e farmacista. In particolare, sono stati analizzati i fattori principali che condizionano la scelta della farmacia, il profilo dei clienti, i loro movimenti all’interno del punto vendita e il loro comportamento di acquisto.

Tra i dati rilevati nel 2019, il 50% delle persone si rivolge alla stessa farmacia, percentuale che cala rispetto ai risultati ottenuti dalla stessa indagine condotta nel 2017 e nel 2015 – rispettivamente del 54% e del 57%.

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Analizzando i fattori che influenzano e determinano la scelta della farmacia, la vicinanza è il fattore principale: il 50% di loro sceglie la farmacia sotto casa

La competenza del personale, la cortesia, l’assortimento, la fiducia e il prezzo sono motivazioni che scendono in secondo piano: rispettivamente con il 17%, l’11%, l’8%, il 7%, e il 6%.

Sono le donne, con una fascia di età dai 31 ai 59 anni, le clienti principali della farmacia, circa il 39%, mentre gli uomini, con la stessa fascia di età, sono il 19%.  Gli over 60 anni, i genitori con bambini al di sotto dei 3 anni, i giovani under 30 rispecchiano rispettivamente il 25%, l’10% e il 8% della clientela.

Dall’indagine di TradeLab si è riusciti anche a delineare i tipici spostamenti dei clienti all’interno della farmacia e i loro comportamenti di acquisto:

  • Il 41% interagisce con gli scaffali o gli espositori
  • Il 26% attende il proprio turno senza mostrare interesse ai prodotti presenti negli scaffali
  • Il 23% entra e si dirige direttamente al banco
  • Il 10% gira per gli scaffali durante l’attesa

Qual è il comportamento di acquisto? È programmato – quindi deciso prima di uscire di casa – il 76% degli acquisiti per l’OTC e il 67% degli acquisiti per il parafarmaco. Gli acquisti d’impulso sono in forte crescita a livello di categoria rispetto all’anno scorso: + 11% per gli integratori/OTC e +9% per il parafarmaco.

Queste due tipologie di acquisto, programmato e d’impulso, variano però in base alla categoria del prodotto e al profilo del consumatore. Per esempio, gli uomini e i senior programmano la categoria merceologica da acquistare (es. integratore alimentare per le difese immunitarie), ma scelgono il loro brand all’interno del punto vendita.

Le attività di marketing, cross-selling, l’allestimento e la disposizione dei prodotti condizionano la vendita di alcune categorie di prodotto, stimolando le scelte d’impulso e aumentando in questo modo le vendite.


Febbre alle porte. In quanti si affidano al farmacista?

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Febbre alle porte. In quanti si affidano al farmacista?

La stagione dell’influenza è in arrivo. 6 milioni di italiani rimarranno a letto e, dalla ricerca “Gli italiani e l’influenza stagionale” condotta da Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione di Federchimica), il farmacista sarà una figura professionale di riferimento per gli influenzati.

La ricerca è riuscita a determinare infatti quanti sono gli influenzati che si affidano ai consigli del farmacista e quanti invece a quelli del medico o alle proprie conoscenze; a classificare i comportamenti tipici nei confronti dell’influenza e a delineare la percezione dei pazienti sul proprio comportamento in fatto di cura.

LA FIGURA PROFESSIONALE DEL FARMACISTA. 

UNA FIGURA IN CONTINUA EVOLUZIONE 

Secondo l’analisi – condotta online su un campione rappresentativo della popolazione – il farmacista sta diventando sempre più una figura professionale a cui richiedere consigli e domande relativi all’influenza.

Si parla del 23.2% della popolazione, quasi 1 italiano su 4.

La maggioranza degli italiani ricorre alle indicazioni del medico – il 53,2%; mentre chi si basa sulle proprie conoscenze e ai farmaci da banco è solo il 29.8%.

L’indagine ha inoltre classificato i comportamenti tipici degli influenzati, suddividendoli in quattro gruppi: gli iper-apprensivi, gli stakanovisti, i disinformati e i frettolosi.

Chi appartiene al primo gruppo, composto dagli iper- apprensivi (soprattutto uomini – il 18,4% vs 15% delle donne) contatta immediatamente il medico o si reca direttamente al pronto soccorso; gli stakanovisti invece (il 24,6% tra gli uomini e il 20,2% tra le donne) continuano le loro attività quotidiane, alleviando i sintomi con l’assunzione di farmaci.

I disinformati si affidano ai consigli di amici o parenti e alle ricerche su internet; infine l’ultimo gruppo, rappresentato dai frettolosi, anticipa i tempi, ritorna alla vita di tutti i giorni senza aspettare la totale guarigione.

Per quanto riguarda la percezione degli italiani sui loro comportamenti relativi alla cura della febbre, è emerso che la maggioranz – il 55% – dichiara di assumere un comportamento corretto nei confronti dell’influenza: riposo, automedicazione e contatto finale con il medico (dopo 3 giorni di persistenza dei sintomi). Il restante si divide tra chi contatta immediatamente il dottore, prendendo antibiotici e andando al pronto soccorso, e chi ritiene il riposo e l’alimentazione la miglior soluzione.

Dalla ricerca “Gli italiani e l’influenza stagionale” condotta da Assolute, il farmacista risulta una figura in continua evoluzione; non più incentrata esclusivamente sull’attività di dispensazione dei farmaci, ma sempre più sul consiglio e l’educazione sanitaria supportato da una serie di servizi correlati alla salute e alla prevenzione di patologie.


L’effetto della Brexit per i farmacisti inglesi

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L’effetto della Brexit per i farmacisti inglesi 

Tra le conseguenze della Brexit, la deregolamentazione delle norme professionali europee offre oggi un’occasione imperdibile per i farmacisti del Regno Unito: la possibilità di ottenere l’abilitazione medica.

Il Pharmaceutical Journal, rivista farmacologica e di prodotti farmaceutici, riporta le parole di Simon Stevens, capo esecutivo del Sistema Sanitario nazionale britannico, che afferma di esser proiettato a un sistema sanitario: “più flessibile e permeabile”.

UN’OCCASIONE IMPERDIBILE PER I FARMACISTI DEL REGNO UNITO

Simon Stevens vuole sfruttare la nuova flessibilità resa possibile dalla Brexit, per dare la possibilità ai farmacisti di diventare medici, convertendo il loro titolo di Laurea, oppure aggiungendone un altro, agevolati dagli anni di esercizio della pratica clinica.

I finanziamenti destinati alla formazione continua dei professionisti ci sono e corrispondono a circa 150 milioni di sterline, provenienti dai finanziamenti destinati al sistema formativo Health education England (Hee) per il 2020/2021. Sono investimenti importanti e positivi che combaciano con l’aumento di personale verificatosi negli ultimi cinque anni; un dato positivo che non riesce però a risanare la continua mancanza di organico, stimata intorno alle 100 mila unità.

Di vedute opposte è la presidentessa della Royal Pharmaceutical Society, Sandra Gidley, che vuole continuare invece a focalizzarsi sulla figura da caregiver propria del farmacista: un professionista al servizio del paziente, in grado di aiutarlo sia nella gestione del farmaco sia nelle scelte consapevoli per la propria salute.  Un’intenzione indirizzata dunque a valorizzare le abilità e le competenze che il farmacista mette ogni giorno a disposizione dei propri clienti.


Quanto fanno bene al cuore le vacanze

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Quanto fanno bene al cuore le vacanze 

Sono gli inizi di agosto, tra il silenzio delle città e la chiusura degli uffici, si respira un’aria di vacanza.  Chi sceglie la vacanza in montagna, chi preferisce la quiete del lago, chi non riesce a rinunciare al mare e chi invece preferisce visitare città sconosciute e lontane. Le vacanze sono tanto attese e da oggi la scienza ci dà un motivo per amarle ancora di più: fanno bene alla salute del cuore.

QUANTO FA BENE AL CUORE PRENDERSI PIÙ BREAK DAL LAVORO 

Uno studio della Syracuse University, negli Usa, pubblicata su Psychology and Health, ha valutato tramite questionario il comportamento di 63 persone durante le vacanze, analizzando inoltre le analisi del sangue per valutare l’incidenza della sindrome metabolica. Una situazione critica ad alto rischio cardiovascolare caratterizzata da una grossa circonferenza vita (dovuta al grasso addominale in eccesso), ipertensione arteriosa e alterata glicemia a digiuno.

Tutti i partecipanti della ricerca avevano preso 5 pause dal lavoro negli ultimi 12 mesi con 2 settimane di ferie pagate. Dal questionario di valutazione delle vacanze le persone prendono positivamente le vacanze, esprimendo bassi livelli di stress per il viaggio, la gestione dei figli e la spese del viaggio.

La ricerca ha dimostrato che le persone che prendono più break dal lavoro durante l’anno diminuiva il rischio di incidenza metabolica. In particolare, il pericolo di sviluppare fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e il diabete è diminuito di quasi un quarto per ogni periodo di vacanza aggiuntivo preso dai partecipanti.


Novità: aziende pharma al festival del cinema internazionale delle malattie rare

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Novità: aziende pharma al film festival internazionale delle malattie rare

Dall’incontro e dalla volontà di due professioniste – Serena Bartenazzi, professionista nell’ambito della comunicazione affetta da una malattia rara e Claudia Crisafio, attrice e autrice – nasce “Uno sguardo raro”, rassegna di video spot, cortometraggi e docu-film che raccontano l’esperienza di chi convive con una malattia rara.

Dopo le prime due edizioni, nel 2016 e nel 2017, la rassegna diventa un festival del cinema internazionale e arriva così oggi alla quinta edizione con una novità: un premio rivolto alle aziende pharma e alle associazioni di pazienti per la realizzazione di video di sensibilizzazione alla malattia e di incoraggiamento al cambiamento.

AL CINEMA LE AZIENDE PHARMA

Il bando 2020 è aperto fino al 30 Novembre 2019, l’iscrizione è gratuita e prevede la possibilità di realizzare 6 categorie: cortometraggi italiani, cortometraggi internazionali, cortometraggi di animazione, corto/spot di sensibilizzazione (in collaborazione con la Federazione relazioni pubbliche italiane), corto/spot istituzionale di comunicazione in sanità (in collaborazione con Pa Social, Associazione Nazionale per la nuova comunicazione).

I lavori saranno giudicati e premiati da una giuria composta da professionisti del cinema, della comunicazione, del mondo scientifico e dalle associazioni di pazienti con malattie rare. Sarà premiata la miglior azienda farmaceutica che riuscirà ad avere un più elevato impatto comunicativo.

Il festival del cinema internazionale sulle malattie rare ha l’obiettivo di aumentare l’attenzione e portare alla luce il percorso di vita che le persone affette da malattie rare e/o disabilità affrontano con le loro famiglie e i caregivers, allontanandole in questo modo dal senso di isolamento che spesso vivono.  Insieme condividono e appoggiano la frase di Ingmar Bergman: “Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima”.

Il festival oltre a raccontare la storia dei malati rari, stimola il mondo della comunicazione cinematografica ad affrontare temi sensibili e difficili, non solo sottoforma di semplice racconto e rappresentazione delle loro vite ma anche per far riflettere e creare un elevato impatto emotivo, andando a toccare i tasti della sensibilità, dell’empatia e dell’inclusione.

Fonte: AboutPharma


Siamo tutti infedeli e stavolta non in amore

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Siamo tutti infedeli e stavolta non in amore

Siamo tutti più scostanti, siamo curiosi, cambiamo le nostre scelte spinti della novità e tradiamo: questa volta il dato non riguarda l’amore ma i Brand a cui siamo affezionati.

È un fenomeno globale e Disloyalty è l’indagine compiuta da Nielsen per valutare i livelli di infedeltà dei consumatori di tutto il mondo. La global Survey nasce con l’obiettivo di comprendere quanto il consumatore di oggi è attratto dal nuovo e quanto invece, rimane fedele al brand o al prodotto.

LA GLOBAL SURVEY NASCE CON L’OBIETTIVO DI COMPRENDERE QUANTO IL CONSUMATORE DI OGGI È ATTRATTO DAL NUOVO E QUANTO INVECE, RIMANE FEDELE AL BRAND O AL PRODOTTO.

Dall’indagine Nielsen risulta che l’8% delle persone preferisce restare su ciò che conosce, il 42% afferma di provare volentieri nuovi prodotti e il 49% è disposto a sperimentare ogni tanto. Non è però così in tutto il mondo, emergono delle differenze tra i consumatori delle regioni asiatiche e del Pacifico e i consumatori del Nord America e dell’Europa: il 47% degli Asiatici ama provare nuovi prodotti vs il 33% degli Europei, delineando una minor predisposizione a cambiare i propri brand preferiti.

I consumatori italiani si discostano di poco dai consumatori europei, il 35% dichiara di provare nuovi prodotti, alla ricerca di novità e nuovi lanci, mentre il 57% compie scelte più convenzionali, sperimentando di tanto in tanto.

A livello globale il consumatore attratto dal cambiamento è influenzato per il 39% dalla qualità-prezzo e per il 29% dal prezzo e dalle promozioni mentre le caratteristiche che indirizzano il consumatore all’acquisto del nuovo sono la qualità, la semplicità, la convenienza e la progettazione del prodotto, intesa come il rispetto dei valori riguardanti la responsabilità sociale, la trasparenza e l’ambiente.

L’indagine Disloyalty di Nielsen delinea un’inversione di rotta delle scelte del consumatore che indeboliscono il brand ma rafforzano la novità, creando da un lato, rischi per il mercato, dall’altro, opportunità intesa come un’ottima alternativa per la diversificazione della propria offerta.


Sanità: partnership tra Italia e Giappone

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Sanità: partnership tra Italia e Giappone

Il 18 e 19 Giugno il Giappone ha ospitato il vertice G20 di cui hanno preso parte i 20 i Paesi membri per discutere di ambiente, economia, commercio e investimenti, innovazione, impiego, emancipazione femminile, sviluppo e salute.

Al centro del dibattito c’è la strategia per rafforzare la collaborazione tra Italia e Giappone nei settori della sanità e della nutrizione. Giulia Grillo, Ministro della Salute italiano, ha incontrato al G20 il ministro della Salute giapponese Takumi Nemoto e il viceministro, Masatoshi Shintani.

GIULIA GRILLO, MINISTRO DELLA SALUTE ITALIANO, HA INCONTRATO AL G20 IL MINISTRO DELLA SALUTE GIAPPONESE TAKUMI NEMOTO E IL VICEMINISTRO, MASATOSHI SHINTANI.

Il rapporto tra Italia e Giappone è ormai consolidato da anni grazie alla condivisione e all’importanza che entrambe conferiscono alle tematiche della salute, della sicurezza e della nutrizione, in particolare, della sostenibilità alimentare, delle diete salutari e tradizionali, in un contesto di continua valorizzazione dei territori e delle eccellenze.

Al G2O i due ministri parlano di definire un Memorandum di Intesa nei settori della gestione degli ospedali e della ricerca clinica. L’accordo punta a favorire lo scambio di studenti, esperti e ricercatori tra i due Paesi per sviluppare collaborazioni tecnologico-scientifiche bilaterali ad alto livello.

Grillo e Nemoto prevedono inoltre la realizzazione di un Forum sulla sostenibilità dei Servizi Sanitari in ottica di Expo 2020: l’esposizione universale prevista e programmata a Dubai nel periodo fra il 20 ottobre 2020 e il 10 aprile 2021. Il tema dell’Expo è infatti “Unire le menti e creare il Futuro” e l’esposizione sarà articolata in tre filoni: opportunità, sostenibilità e mobilità.

Il prossimo appuntamento per i due ministri è in programma il 19 e 20 ottobre alla riunione ministeriale Salute del G20 di Okayama.


In crescita i prodotti fitoterapici

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In crescita i prodotti fitoterapici

Negli ultimi due anni il comparto dei prodotti fitoterapici è cresciuto del 6.4%: oggi vale 2.5 miliardi di euro, il 10% del fatturato farmaceutico italiano (inclusi i farmaci etici) e il 35% dei farmaci OTC.

I fitoterapici sono presenti in farmacia e parafarmacia e si suddividono in: specialità medicinali con o senza obbligo di ricetta, preparati galenici e integratori alimentari. Il mercato dei fitoterapici è costituito prevalentemente da farmaci sedativi, analgesici, antitosse, lassativi, epatoprotettivi e venotonici, che utilizzano diversi principi attivi naturali come passiflora, aloe, calendula e arnica.

NEGLI ULTIMI DUE ANNI IL COMPARTO DEI PRODOTTI FITOTERAPICI È CRESCIUTO DEL 6.4%: OGGI VALE 2.5 MILIARDI DI EURO, IL 10% DEL FATTURATO FARMACEUTICO ITALIANO

Il trend positivo e in aumento di questi prodotti, riportato da Iqvia, delinea un cambiamento delle abitudini di consumo degli italiani che preferiscono prodotti con principi attivi naturali per la cura di disturbi lievi come: ansia, dolore e squilibrio intestinale.

Tra le categorie di prodotti fisioterapici da banco più vendute ci sono i regolatori di colesterolo, con una crescita del 15%, a seguire i lassativi con +3% e gli oftalmici con +13%.  I prodotti invece che sono cresciuti di più in assoluto, in termine di vendita, sono i fitoterapici che contribuiscono a migliorare la qualità del sonno e a favorire il rilassamento, con un bel +17% e quelli a base di passiflora presentano un aumento delle vendite del 27,5%.  I primi dieci fitoterapici più venduti sono infatti rappresentati da 380 prodotti fitoterapici a base di Passiflora.

La propoli sta riscontrando un notevole successo come antitosse: questi prodotti sono cresciuti del 16,6%.

L’arnica, utilizzata per i dolori muscolari, segna una crescita del 13.4.I primi 10 prodotti di 293 unità coprono il 65% del mercato. 

In ultimo il monascus purpureus, un estratto del lievito del riso rosso fermentato, è considerato l’attore principale del panorama dei fitoterapici e vien utilizzato come regolatore del colesterolo. Presente come integratore alimentare, nell’ultimo anno è cresciuto del 12,7%. I primi 10 prodotti di 253 unità rappresentano il 60% del mercato.


Conad aumenta il fatturato delle parafarmacie

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Conad aumenta il fatturato delle parafarmacie

Conad, società cooperativa con Sede a Bologna attiva nella grande distribuzione organizzata, sorprende con il fatturato delle sue 134 parafarmacie: 82 milioni di euro al quale si aggiungono i 7 milioni di euro dei 15 centri Ottici Conad. I dati arrivano dal bilancio consultivo approvato il 18 giugno dall’assemblea dei soci che riporta, in parallelo, una contingenza in negativo per il commercio in generale.

 

CONAD SORPRENDE CON IL FATTURATO DELLE SUE 134 PARAFARMACIE

Nel 2018, i 420 farmacisti iscritti all’albo, che lavorano nelle parafarmacie Conad, sono riusciti ad attirare 5.7 milioni di clienti grazie a scontistiche maggiori rispetto ai prezzi applicati dalle farmacie. Gli italiani hanno speso 23 milioni di euro per i farmaci sop e otc scontati dal 15 al 40%.

All’interno dello stesso punto vendita dove il consumatore fa la spesa, si possono acquistare prodotti per la salute e il benessere di tutta la famiglia. Le Parafarmacie Conad sono ormai un punto di riferimento per tanti acquisti: oltre 4.000 prodotti da scegliere tra cosmetica, dietetica, erboristeria e cura della persona.

Il maggior numero di parafarmacie è presente in Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria e Trentino, oltre a zone della Lombardia, Veneto e Romagna; altre sono presenti in Umbria, Lazio, Campania e Calabria.

I punti vendita del gruppo sono 3.174,25 in più rispetto al 2017 e coprono tutti gli attuali format della moderna distribuzione: 25 Conad Ipermercato, 231 Conad Superstore, 1.099 Conad, 462 Margherita Conad, 970 Conad City, 237 Todis (discount), 20 Sapori&Dintorni e 130 con altre insegne.

Francesco Pugliese, amministratore delegato del consorzio, dichiara infine che l’acquisto di Auchan porterà a maggiori responsabilità nei confronti del mercato, allargando la filiera nazionale di produzione.


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